Non chiamatela NYC!

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Siamo arrivati a Buenos Aires dopo 24 ore in Autobus e altrettante ce ne sono servite per riprenderci. Dio non voglia poi che mi venga una bronchite, come è successo a B. Guardandomi attorno ho iniziato a pensare che questa città in qualche modo mi ricorda New York e a dire: “Vedi? NY è così, però più grande! I grattacieli sono così, però più belli! Le strade così, però più pulite!”

Poi ho capito che paragonarla non aveva senso: molti dicono sia la “grande mela” del sud America, ma è inutile. Plaza de la República non sarà mai Times Square, Palermo non sarà mai Soho, San Telmo non sarà mai il Meatpacking District.

E perché mai dovrebbero esserlo?!

Ogni mattina, con la mia tazza di tremendo Nescafè tra le mani, uscivo sul balcone di casa per dare il buongiorno alla città e non c’è stata sera in cui sia andata a dormire senza aver prima dato un’ultima sbirciata fuori. Ho iniziato a fotografarla ad ogni ora del giorno e a scoprire sempre più dettagli in quella mia personale cartolina.

I grattacieli hanno certamente il loro fascino, in particolar modo la sera, ma ammettiamolo, chi vorrebbe stare all’ultimo piano di uno di quelli ognisantogiorno?

Ipotizziamo di aver dimenticato il latte: poco ci manca che si fa prima a lanciarsi col paracadute piuttosto che aprire la porta (che per ragioni di sicurezza ovviamente è blindata) / prendere l’ascensore e farsi tutti i piani / aprire la prima porta / aprire la seconda (perché, sempre per ragioni di sicurezza, ce ne sono almeno due – come nella nostra palazzina che conta solo otto piani). Tutto ciò andata e ritorno.

Insomma, quando al mattino esci per andare al lavoro conta almeno un quarto d’ora per scendere in strada! (A me che impiego 7 min casa -> treno sembra già una follia!)

Comunque sia, dicevamo, finalmente sei in strada. Beh, ti conviene iniziare a pregare perché qui vige una sola regola: precedenza a destra, ma solo per le automobili, ai pedoni non la danno neanche sulle strisce. In prossimità dei grandi incroci per fortuna ci sono i semafori, quasi un miraggio nel resto dell’Argentina. Omino bianco / conto alla rovescia/ Omino rosso. Considerando che ci troviamo di fronte a 6/8 corsie quando arriva il momento di attraversare si inizia a correre a priori, anche ad Omino bianco acceso! Giunti finalmente alla metropolitana si presenta un dilemma ahimè ancora irrisolto, e cioè come sia possibile che in una città tanto grande, con una densità di popolazione tanto alta, gli ingressi delle metropolitane siano tanto stretti?!! Un peccato non aver tirato fuori la macchina fotografica per documentare il momento, ma non trovavo lo spazio per farlo!

Come da manuale sono andata in Avenida Florida, la così detta “via dello shopping”: sono scappata sull’orlo di un esaurimento per via di tutti i “Cambio! Cambio! Cambio!” che ti assillano ogni tre metri alternati dai “Tango! Tango! Tango!

Ecco, ora potrei parlarvi proprio del Tango, dei musei da visitare, delle attrazioni da non perdere. La verità è che quelle cose non le conosco.

Se cercate le “dieci cose da fare” a Buenos Aires troverete blog molto più esaustivi del mio, io stessa sono andata a leggerli prima di visitare la città: ho studiato diligentemente la mia lezione degna di Lonely Planet fresca di ultima ristampa, e poi l’ho scordata.

Ti dicono dove pranzare, prendere l’aperitivo, fare shopping, ma nessuno ti parla delle case fatiscenti in cui vivono le persone intorno a Retiro, il terminal degli autobus; ti parlano dei migliori mercatini in cui comprare souvenir, ma non dei venditori ambulanti che vi troverai al di fuori; di chi raccoglie gli avanzi di cibo dei turisti ai tavolini dei bar; dei ragazzetti che tentano di vendere forcine per i capelli sulla metropolitana o tavolette di cioccolato sugli autobus.

Ho cercato di immaginare cosa si provi a vivere in una città così, una città in cui basta voltare l’angolo per trovarti in un quartiere completamente diverso, passando così dalla gioia e dai colori alla sporcizia e alla povertà… E un pensiero si è fatto strada dentro di me: “questa città è faticosa!

Seppur molto, molto gentile: dal taxista, che nonostante avessimo declinato la sua offerta, ci ha indicato quale treno prendere ai controllori nelle stazioni che vedendoci smarriti hanno studiato la mappa insieme a noi e “Siii tranquilli, quando arrivate alla fermata poi ci sono un sacco di Collectivos! o altro… insomma un mezzo per arrivar là lo troverete di sicuro“.

Sono “rassicuranti” questi argentini, ecco! Magari non vivono nel lusso, non sono “alla moda”, ma hanno quella loro gioia di vivere e quell’altruismo raffinato nel comprare i fazzoletti dai mendicanti agli angoli delle strade. Ti convincono che tutto sommato, ogni cosa andrà bene… Inoltre, una città che in mezzo al cemento fa spazio al verde non appena possibile, è una città che va rispettata.

Non so se ho visto tutto quello che c’era da vedere a BA, ma mi è bastato.

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